Salti, spostamenti specifici, cambi di direzione repentini sono solo alcuni degli stress che le caviglie del pallavolista devono sopportare in allenamento e durante le partite, senza contare la ricaduta di un salto sul piede di un compagno/a di squadra o avversario.

Nella pallavolo, uno degli infortuni più frequenti è sicuramente la distorsione all’articolazione della caviglia.
In questo articolo spiegheremo in breve come deve lavorare il Preparatore Fisico per il recupero dell’infortunio, ma sopratutto quale ITER di lavoro deve seguire per il rientro in campo del giocatore.

ANATOMIA della CAVIGLIA:
La caviglia è l’articolazione sinoviale del corpo umano, localizzata alle estremità distali di perone e tibia (ossa della gamba) e all’estremità prossimale del talo (uno dei 7 elementi ossei tarsali del piede).
La caviglia presenta un complesso sistema di legamenti: i legamenti mediali, che sono in tutto 4, e i legamenti laterali, che sono in tutto 3.
Queste strutture, assieme al sinergismo perone-tibia-talo, permettono al piede di compiere due movimenti opposti: dorsiflessione e plantarflessione.
La dorsiflessione è quando si sollevano i piedi e si cammina sui talloni; la plantarflessione, invece, è quando ci si alza sulle punte dei piedi.
Infortuni molto comuni all’articolazione della caviglia sono le distorsioni. A seguito di una distorsione, i legamenti della caviglia possono subire uno stiramento o rompersi.
La distorsione alla caviglia è generalmente causata da un’eccessiva sollecitazione dell’articolazione; il meccanismo tipico dell’infortunio nella pallavolo è in INVERSIONE, si ha cioè la rotazione interna della pianta del piede, ma non è infrequente il verificarsi di distorsioni alla caviglia causate da EVERSIONE, in questo caso la rotazione della pianta del piede è esterna; meno frequentemente si hanno infortuni in cui i due meccanismi coesistono.
Quando la lesione è causata da un’inversione, sono generalmente interessati il legamento peroneo-astragalico anteriore, il legamento peroneo-calcaneare e quello peroneo-astragalico posteriore; le distorsioni causate da movimenti in eversione provocano lesioni a carico del legamento deltoideo.

Tratto da http://www.mypersonaltrainer.it/salutebenessere/caviglia.html

Come primo passo il fisioterapista o l’ortopedico si affidano ad esami specifici (Radiografia e Risonanza) per la valutazione dell’entità dell’infortunio, e solo dopo questi esami, con la collaborazione del preparatore fisico programmano il rientro in campo da parte dell’atleta che ha subito l’infortunio.

 

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Esistono 3 gradi di distorsioni alla caviglia.

Le distorsioni di primo grado, le più lievi, sono caratterizzate da uno stiramento dell’apparato capsulo-legamentoso; non sono riscontrabili rotture. L’infortunio non è tale da causare instabilità; sono riscontrabili generalmente una leggera tumefazione e un lieve versamento emorragico sottocutaneo. La dolenzia è moderata e localizzata.

Nelle distorsioni di secondo grado si verifica una rottura parziale del legamento peroneo-astragalico anteriore; sono presenti tumefazione con ecchimosi ed ematoma a livello perimalleolare causato dalla rottura del vaso che decorre con il legamento peroneo-astragalico anteriore. La dolenzia è di media intensità; l’instabilità è di grado modesto.

Le distorsioni di terzo grado sono quelle più gravi e determinano instabilità severa; la rottura dei legamenti è completa e sono necessari trattamenti importanti quali l’apparecchio gessato o, addirittura, l’intervento chirurgico. I legamenti coinvolti sono il peroneo-astragalico anteriore, quello posteriore e il peroneo-calcaneare. È generalmente presente un’importante fuoriuscita ematica.

L’infortunio che andremo ad analizzare nel dettaglio nei video è una DISTORSIONE di SECONDO GRADO con conseguente rottura del legamento.

PERCHE’ INIZIARE IL RECUPERO DALLA PISCINA!
Il preparatore ha il compito di programmare diverse sedute in acqua per far lavorare l’articolazione in  assenza di carico, cosi da facilitare il recupero da parte dell’atleta.
Si consigliano di solito 5 sedute in acqua, dove progressivamente si va ad aumentare il lavoro da svolgere direttamente sull’articolazione, cercando di dosare il giusto carico di lavoro.

  1. SEDUTA in ACQUA: ambientazione da parte dell’atleta e lavoro a carattere propriocettivo con tubi, pull-boy e tavolette.
  2. SEDUTA in ACQUA: consolidamento del lavoro propriocettivo eseguito precedentemente e inserimento di camminate  in cui si chiede all’atleta il giusto appoggio della pianta del piede.
  3. SEDUTA in ACQUA: introduzione di esercizi di potenziamento e carico sull’articolazione (squat con spinte sulla avampiede) e lavori di flesso-estensione della caviglia con carico del proprio corpo.
  4. SEDUTA in ACQUA: introduzione di spostamenti laterali, corsa, e andature.
  5. SEDUTA in ACQUA: consolidamento spostamenti laterali e frontali specifici per la pallavolo e introduzione al salto.Nel prossimo articolo analizzeremo il lavoro specifico da eseguire in campo per il recupero e la ripresa degli allenamenti con la squadra!

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