Sempre più spesso si sente parlare di prevenzione all’infortunio o di esercizi specifici per la prevenzione. Senza dubbio un lavoro di prevenzione e allo stesso di potenziamento può essere svolto in acqua.

Una piscina, una ora a disposizione e l’allenamento può essere svolto curando nei dettagli tutti gli esercizi e le tempistiche di lavoro dei vari modelli prestativi.

1.Programmazione del Lavoro in Acqua

La possibilità di inserire all’interno dalla fase iniziale della preparazione fisica delle sedute di allenamento in acqua può essere molto utile per un lavoro progressivo di carico naturale e con possibilità di aumento delle sollecitazioni a seconda dell’altezza della vasca e dell’intensità dell’esercizio.

Senza dubbio, l’attività fisica proposta in piscina deve essere programmata e coordinata con le attività svolte in sala pesi e sul campo di allenamento, perché una attività di lavoro in acqua non coerente con il resto della programmazione, non solo non porterebbe ai risultati voluti, ma allo stesso tempo potrebbe essere altamente controproducente.

Per questo è buona norma cercare di progettare nel massimo dettaglio quando , in che modalità e con quale durata svolgere le sedute in piscina.

 

La prevenzione e il potenziamento in piscina
La prevenzione e il potenziamento in piscina anche per gli arti superiori con esercizi di extra-rotazione

 

Esaminiamo un punto alla volta:

1.1 Quando svolgere l’attività

Per prima cosa è facilmente intuibili che essendo un lavoro ad medio alta intensità è consigliabile svolgere le sedute di allenamento al mattino, o comunque quando l’atleta non è stanco da altre tipologie di allenamento, in poche parole è meglio che l’atleta si stanchi in acqua e non che arrivi già stanco alla seduta in piscina.

Solitamente le sedute di piscina vengono svolte nella parte iniziale della stagione e vengono poi riprese in considerazione durante le fasi di riatletizzazione dopo un possibile infortunio.

 

1.2 In quale modalità

La seduta in piscina possono essere svolte sia come recupero attivo di allenamenti ad alta intensità svolti sul campo o in sala pesi, ma sopratutto nella parte iniziale della stagione è buono sfruttare le grandi potenzialità della acqua: grande intensità a livello muscolare e basso impatto su articolazioni sopratutto nelle fasi di salto dove l’acqua agisce da cuscinetto nella fase di ricaduta.

La possibilità di compiere una programmazione di avvicinamento al salto in piscina , ci permette di implementare il carico e di abituare l’atleta ad un carico progressivo alla sollecitazioni sopratutto caviglie, ginocchia e schiena.

Quindi in questo caso prendiamo in esame una modalità di lavoro a carico naturale per il miglioramento della prestazione aerobica e dei carichi di lavoro nella fase eccentrica del salto.

1.3 La durata delle sedute in Piscina

Come in tutte le sedute, siano esse di pesi o di lavoro in campo, la durata è proporzionale all’intensità e alla qualità che si vuole mantenere durante tutta la seduta di lavoro.  

Solitamente non si prevede mai di fare un lavoro superiore ai 60 minuti compresi la fase di riscaldamento e di stretching in acqua alla fine.

Anche in questo caso sarà possibile programmare esercitazioni a minutaggio in modo che la durata della seduta sia quasi standard e con tempistiche ben delineate

 

2.Come si determina l’intensità di una seduta

L’intensità della seduta dipenderà prima di tutto da un fattore non controllabile : l’acquaticità delle nostre atlete. E’ di facile intuizione che se una atleta ha difficoltà a muoversi in acqua, perché non abituata , avrà il doppio del dispendio energetico rispetto quella che invece ho una aquaticità migliore.

Ma l’intensità della seduta è determinata dai singoli esercizi, ma ancora di più dai tempi  di recupero. 

E’ bene però che i tempi di recupero siano in base allo stato di forma delle atlete, ai modelli prestativi della vostra categoria, ma anche in base alla temperatura dell’acqua.

E’ consigliabile per temperature dell’acqua troppo basse per rimanere fermi, eseguire sempre un recupero attivo che permetta all’atleta di non far mai scendere i battiti cardiaci e la temperatura corporea.

 

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