In fase di Preparazione porta la tua squadra in piscina per allenare il salto, prevenzione e potenziamento per la pallavolo.
Consigli e programmi utili per l’allenamento in acqua 
 
Le attività non convenzionali utilizzate in Pre-Season
Nelle attività di preparazione fisica che possono dare un netto beneficio durante la fase di Pre-Seson possiamo introdurre allenamenti definiti “non convenzionali”, in quanto non sono correlati al gesto tecnico o al modello prestativo della pallavolo. Nella prima fase dell’anno è possibile integrare l’allenamento in palestra con allenamenti sulla sabbia e in piscina. Cercheremo di descrivere nel dettaglio quelle che sono le caratteristiche principali, le tempistiche di lavoro e come integrarli in una periodizzazione iniziale. Questo tipo di attività è opportuno che venga seguita dal responsabile dell’attività di preparazione fisica, come sempre in completo accordo con lo staff tecnico.

 
Il lavoro in acqua come potenziamento
Il potenziamento in acqua è una delle attività di allenamento che si possono introdurre nella pima parte dell’anno. Questa tipologia di allenamento ha il duplice scopo di aumentare gradualmente il sovraccarico durante la fase di salto e allo stesso tempo, grazie al principio di Archimede, di diminuire l’impatto con il suolo nelle prime sedute di salto.
 
È intuibile che portare un atleta in palestra e allenarlo dal primo all’ultimo giorno sempre con lo stesso carico, con le stesse metodologie e senza tener conto della sua capacità di carico fisico, sia uno dei più grandi errori che un tecnico possa commettere. Ancora più grave sarebbe pensare che il nostro atleta ritorni in palestra con la stessa preparazione e capacità fisica dell’ultima palla caduta nella stagione passata.
Partiamo quindi con quelli che sono gli aspetti fondamentali per costruire un programma di allenamento in acqua, specifico per la pallavolo.
Per prima cosa è opportuno sottolineare che non stiamo parlando di nuoto. Dobbiamo pensare che tra i nostri atleti ci possa essere qualcuno che non sappia nuotare e che abbia paura dell’acqua. Queste due situazioni non devono essere una discriminante per modificare il nostro programma di allenamento.
Il nostro allenamento in piscina sarà infatti composto al 90% di attività che non prevedono fasi di nuoto o nelle quali la tecnica del nuoto non sia indispensabile per svolgere l’esercizio in modo corretto e sicuro.
L’altro aspetto fondamentale per costruire un programma di allenamento in piscina è l’altezza dell’acqua dove i nostri atleti andranno ad eseguire gli esercizi. L’altezza si aggira solitamente tra 120cm e 150cm, andare oltre impedirebbe alcuni tipi di esercizi e creerebbe allo stesso tempo delle difficoltà oggettive di spostamento per gli atleti poco sopra i 170cm di altezza.
Durata allenamenti in acqua
La durata di un allenamento in acqua non dovrà mai superare i 50 minuti di lavoro, soprattutto se all’interno della stessa giornata verrà effettuato anche un allenamento con palla. La miglior programmazione prevede un allenamento di circa 40 minuti così suddivisi: 5 minuti di ambientazione, ricordiamoci che tra i nostri atleti c’è chi probabilmente non ama quel tipo di attività, 10 minuti di riscaldamento con esercizi di spostamento per arti inferiori a movimenti stile remate per arti superiori, 20 minuti ad altissima intesità alternado lavori aerobici ad attività di potenziamento come salti, per poi concludere la seduta con i classici 5 minuti di stretching o di attività di cooldown prima di uscire dall’acqua.
Essendo una attività dalla durata ben inferiore a quella di un normale allenamento con palla, ma ad una intensità diversa e con stimoli neuromuscolari diversi da quelli solitamente allenati in palestra, si ha la necessità che il ritmo sia alto e i tempi di recupero, o momenti dove gli atleti non sono impegnati in vasca, siano relativamente brevi.
Allenamento salto per la pallavolo, adattamento alla fase eccentrica
I motivi per cui programmare un’attività in acqua sono principalmente due: incrementare il carico di allenamento durante la fase di salto e allo stesso tempo creare un adattamento graduale alla fase eccentrica di ricaduta.
In una fase iniziale della stagione, dove è necessario avere come sempre un occhio di riguardo sull’attività di prevenzione dall’infortunio, possiamo affermare che il vero valore aggiunto dell’allenamento in acqua è senza dubbio quello della possibilità di diminuire l’impatto sulle articolazioni  degli arti inferiori e sulla zona lombare nella fase di ricaduta dal salto.
Di conseguenza, per poter allenare il salto è fondamentale svolgere una spinta per potersi sollevare e allo stesso tempo vincere la resistenza generata dal fluido. Proprio per questo motivo è consigliabile utilizzare una piscina con altezza dell’acqua non inferiore ai 120cm,  nel caso che l’acqua sia più bassa il sovraccarico sarà senza dubbio inferiore e allo stesso tempo il galleggiamento nella fase di ricaduta sarà ridotto, quindi l’intensità e il numero di salti dovrà essere programmato anche su questo parametro.
 
2 ore di recupero
È consigliabile che tra un allenamento in acqua e un allenamento in palestra, sia esso di pesi o di palla, la squadra abbia una pausa di almeno 2 ore. Come detto precedentemente gli stimoli neuromuscolari e i tempi di reazione sono alquanto diversi tra loro; il fisico dell’atleta ha la necessità di  “riprogrammarsi” prima di entrare in palestra ed effettuare un allenamento con salti e spostamenti ad alta intensità.
Proprio per questo le attività non convenzionali devono essere programmate nel dettaglio. Le progressioni didattiche e il numero di salti dovranno essere incrementali al fine di adattare il fisico gradualmente, senza provocare scompensi o ulteriori sovraccarichi.

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