beach volley

LA SABBIATICITÀ, UN ASPETTO FONDAMENTALE E COME POTERLA ALLENARE


PREP. FISICO CONTADIN ALESSANDRO

Con il termine sabbiaticità , coniato dal suo simile acquaticità, si definisce la capacità di adattarsi all’elemento sfruttandone le qualità fisiche, adeguando il nostro modo di muoverci e di “stare”: è quindi ciò che la sabbia ci obbliga a fare nel momento in cui sentiamo,  accogliamo, comprendiamo e seguiamo le sue indicazioni senza preconcetti, consentendo al nostro corpo di adattarsi entrandone a far parte.

Se si osserva il beach volley in modo superficiale è possibile che l’importanza della sabbiaticità risulti in secondo piano rispetto alla coordinazione, alla forza e alla velocità di un gioco così spettacolare e pieno di variabili.

Oltre alle caratteristiche descritte sopra, sicuramente i giocatori di alto livello hanno i livelli di performance e di conseguenza di efficienza del gesto di gran lunga superiori alla media degli atleti. Alcuni atleti saranno sicuramente nati con queste capacità di galleggiamento sulla sabbia, altri avranno senza dubbio sviluppato tramite esercizi e tanto tanto gioco queste caratteristiche che ad alto livello risultano fondamentali.


Importante è imparare a  “galleggiare” con facilità, per investire meno fatica negli spostamenti dinamici sia durante la fase di allenamento ma soprattutto in quella di gioco; per farlo occorre prestare attenzione al modo in cui il piede entra in contatto con la sabbia stessa, imparando a non farlo affondare ma mantenendolo sempre in superficie.

Può sembrare una banalità, ma è utile inserire in una fase di riscaldamento sempre esercizi per riscaldare la fase di appoggio sulla sabbia, dal più semplice al più complesso a seconda dei livello di gioco dell’atleta.

La difficoltà aumenta nel momento in cui analizziamo le varie fasi di gioco: se è vero che il modo di appoggiare il piede sulla sabbia determina l’aumento o meno di fatica, anche il resto del corpo gioca un ruolo fondamentale in questo senso. Prendiamo come esempio un’azione di difesa in cui l’atleta per salvare la palla effettua un tuffo sulla sabbia: in funzione di come appoggia braccio, mano e corpo, più o meno in superficie, sarà determinante per la velocità nel rialzarsi e continuare la fase di gioco.

Proprio per questo nello sviluppo della tecnica, della difesa a terra in particolare, è utile suddividere il gesto in quattro fasi

  • fase di spinta
  • fase a terra
  • fase di contatto a terra
  • fase di alzata (portarsi in posizione eretta)

CERCHIAMO DI ANALIZZARE CON CURA OGNI SINGOLA FASE

FASE DI SPINTA

Nella fase di spinta il focus dell’attenzione sarà senza dubbio l’utilizzo degli appoggi (i piedi) come reagiscono nel momento che l’atleta percepisce la necessità spingere per arrivare ad effettuare una difesa.

Il primo passo risulta fondamentale, ma ancor di più risulta fondamentale osservare in quale situazione si trovano gli arti inferiori pochi istanti prima della partenza. Da quanta sabbia vengono coperti? Come sono posizionate i piedi e che angolo forma con l’articolazione tibio-tarsica?

Questa è forse la fase che determina la fase di accelerazione, alcuni atleti sopperiscono alla capacità di gallegiabilità con la forza degli arti inferiori.

FASE DI CORSA
Dopo il primo passo l’atleta dovrà senza dubbio compiere una fase di accelerazione e di conseguenza decelerazione tramite una fase di corsa. Per fase di corsa non si intende correre a busto eretto, ma anzi spesso è una tipologia di corsa in massima spinta con un abbassamento costante del baricentro che comporterà una fase di avvicinamento al suolo nel caso ce ne sia il bisogno.

Anche in questa fase l’arto inferiore o ancor meglio il piede genera la fase di spinta, e di conseguenza sarà quello su cui è necessario mettere maggiore attenzione per migliorare il gesto tecnico.


FASE A TERRA
Dopo aver eseguito il primo passe e di conseguenza anche quelli successivi nel caso ce ne sia bisogno,è opportuno che l’atleta sappia “adagiarsi” a terra senza finire sotto il livello della sabbia. Anche in questo caso spesso si fa l’errore di pensare che sia la velocità del corpo a generare l’impatto con il suolo, ma in verità è il suo modo di finire a terra e di conseguenza di attrito con la sabbia che ne genera la frenata.

Maggiore sarà il controllo dell’atleta, più facile sarà sviluppare una adeguata tecnica di avvicinamento al suolo e di caduta a terra.

FASE DI RIALZO

Una volta terminata la fase di difesa, cioè dopo aver impattato il pallone, l’atleta dovrà rialzarsi nel modo più velocemente possibile per farsi trovar pronto nella fase di contrattacco. Anche in questo momento l’atleta ha l’obbligo di rendere più efficace possibile il suo gesto, e a differenza di tutte le altre fasi saranno gli appoggi degli arti superiori e del resto del corpo a sviluppare la base di appoggio su cui fare forza per alzarsi più velocemente.

Tutte queste fasi, ben distinte tra loro, possono essere prese in esame e analizzate per riuscire a sviluppare una tecnica su misura per ogni giocatore e le sue capacità di sabbiaticità-

Data l’importanza fondamentale di questo aspetto, è consigliabile allenarlo sin dalla giovane età, con semplici e divertenti giochi, per esempio tuffarsi sulla sabbia cercando di non lasciare l’impronta, andature appoggiando completamente il piede senza farlo affondare, imparare a rotolarsi nel modo corretto. Per i bambini l’apprendimento è molto più semplice e se acquisiti in modo corretto gli aspetti di “galleggiabilità”, rimarranno ben  impressi durante tutto il percorso sportivo futuro.

I giovani atleti rispetto agli adulti, nonostante possano riscontrare problemi di equilibrio, in quanto una capacità che devono ancora sviluppare durante la crescita, potranno però fin da subito trarre dei benefici per quanto riguarda l’apprendimento dei movimenti base come la corsa, il salto, il rotolamento .

Lascia un commento