Qualsiasi progressione didattica ha un “valore” che sarà sempre variabile; quanti esercizi ci vogliono per determinare una progressione didattica? Da zero a 100 con 10 esercizi?

Per prima cosa occorre differenziare le proposte in due principali tipologie.

Progressione didattica ad Obiettivo: con lo scopo di eseguire correttamente un determinato esercizio, quindi con un preciso punto di arrivo, che il tecnico deve avere ben chiaro per la costruzione della progressione degli esercizi; questa tipologia di progressione didattica ha un inizio (che in questo caso definiamo esercizio 0) ed un un esercizio X, che sarà l’esercizio finale (ad esempio lo squat).

Quindi possiamo affermare di conoscere il punto di partenza (cosa sa fare l’atleta) e il punto di arrivo (cosa dovrà saper fare l’atleta). Ecco, per capire bene quale sarà la difficoltà della costruzione di una corretta progressione possiamo paragonare questo nostro lavoro alla scalata di una montagna di cui conosciamo solo l’altezza ma non sappiamo come possa essere il percorso per arrivare fino sulla cima. Non conoscendo le insidie del percorso sarà difficile programmare il superamento degli ostacoli (che nel nostro caso possono essere paragonati agli esercizi che comporranno la progressione) non sappiamo ne dove si presenteranno e ne quanto tempo ci vorrà per superarli.

Tornando sul campo. L’allenatore o il tecnico avrà il difficilissimo compito di programmare tutti gli step intermedi utili all’atleta per provare il gesto e assimilare in modo corretto il movimento (o parte di esso) che serva a migliorare l’esercizio finale nel suo complesso.

Una volta raggiunta la “meta” il tecnico potrà ancora una volta ricostruire una scala didattica ancora più dettagliata che affini maggiormente le capacità condizionabili del singolo movimento.
L’altra tipologia di progressione didattica si può definire Senza fine (quindi non per il raggiungimento di un’esecuzione perfetta del singolo esercizio, ma per il miglioramento di alcune capacità fisiche).

esercizio salto pallavolo jump bandsQuesta tipologia di progressione porta con se un problema importante da tenere sotto controllo, anzi due, l’arte dell’improvvisare accompagnato dall’arte dell’esagerare, rischiando di far sfociare una normale esercitazione in una proposta didattica circense, che quindi non ha più nulla a che vedere con un proposta didattica per il miglioramento di una specifica capacità fisica o di un determinato movimento tecnico.

Potrebbe risultare banale, ma queste due tipologie devono essere ben equilibrate all’interno di un programma didattico che necessiti di entrambe le progressioni didattiche.

Entrambe le tipologie di progressione si possono utilizzare con successo sia in atleti evoluti che meno evoluti, con un occhio di riguardo per questi ultimi nel caso di progressione senza fine.

Per gli atleti meno evoluti è sempre consigliabile dare maggior spazio a progressioni ad obiettivo, al raggiungimento dei quali si può iniziare a pensare di arricchire il suo bagaglio di sensazioni e capacità con il secondo tipo di progressione senza incorrere in scompensi fisici.

 

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