L’ allenamento in piscina per la pallavolo non può essere nuoto o acquagym, ma un allenamento specifico per le necessità del pallavolista.

Da qualche anno  è possibile vedere nelle programmazioni di inizio stagione l’utilizzo di allenamenti non convenzionali come allenamenti su sabbia e allenamenti in piscina, ma come abbiamo già svariate volte specificato è opportuno conoscere al meglio quali sono le potenzialità di questi tipi di allenamento.

Se l’allenamento su sabbia non è da considerarsi un allenamento di beach volley, l’allenamento in piscina non può essere confuso con un allenamento di nuoto o acquagym.

PROGRAMMARE L’ALLENAMENTO IN PISCINA
Un allenamento in piscina prima di tutto deve essere programmato, e la prima cosa da sapere è se ci sono atleti che per svariati motivi non possono entrare in acqua.

Anche negli allenamenti in acqua è necessario un percorso didattico, ancora più dettagliato visto che si troveranno atleti con differenti capacità di acquaticità. A seconda del numero di allenamenti in acqua sarà possibile creare una progressione di intensità e volume di lavoro in un ambiente così ostico.

Qualunque sia l’intensità o il volume con cui verranno allenati i nostri atleti è opportuno programmare una fase di riscaldamento in piscina per la pallavolo.

Nel video qui sotto abbiamo riassunto quelle che possono essere le andature da svolgere nella prima fase dell’allenamento.


Il lavoro in acqua come potenziamento

Il potenziamento in acqua è una delle attività di allenamento che si possono introdurre nella pima parte dell’anno. Questa tipologia di allenamento ha il duplice scopo di aumentare gradualmente il sovraccarico durante la fase di salto e allo stesso tempo, grazie al principio di Archimede, di diminuire l’impatto con il suolo nelle prime sedute di salto.
 
È intuibile che portare un atleta in palestra e allenarlo dal primo all’ultimo giorno sempre con lo stesso carico, con le stesse metodologie e senza tener conto della sua capacità di carico fisico, sia uno dei più grandi errori che un tecnico possa commettere. Ancora più grave sarebbe pensare che il nostro atleta ritorni in palestra con la stessa preparazione e capacità fisica dell’ultima palla caduta nella stagione passata.

 

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