Come comportarsi se un giocatore lamenta dolore alla spalla?


Come deve reagire l’allenatore se un giocatore lamenta dolore alla spalla? Per prima cosa è necessario credere al giocatore, far finta che il giocatore non abbia nulla non risolverà il problema, anzi molto spesso si corre il rischio che il dolore diventi cronico.

La seconda cosa da fare è esporre una serie di domande che possano aiutare il coach a capire il livello del dolore e la “possibile” causa che incide maggiormente sul fastidio del nostro giocatore.

Questo non vuol dire che il coach o il prep atletico si debbano “trasformare” in fisioterapisti, sarebbe un gravissimo errore, ma che il coach possa conoscere al meglio l’entità del dolore è fondamentale per decidere se far continuare o no l’allenamento in corso.

Per prima cosa è necessario conoscere l’entità del dolore. Tanto, poco, abbastanza non sono unità di misura, per questo è consigliabile dare una scala da zero a dieci per farsi dare il valore percepito dall’atleta in quel preciso momento.

(continua sotto)

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Domanda 1: quanto dolore hai da 0 a 10?

Già questo ci può far rendere conto dell’entità dell’infortunio.

Oltre a sapere quanto ha male è opportuno conoscere subito da quanto tempo ha questo dolore. Preparatevi ad ogni tipo di risposta, potreste sentirvi dire da oggi, o nella peggiore delle ipotesi un lasso di tempo che va anche oltre 2/3 settimane o mesi senza che però voi siate mai stati al corrente di questo “dolore”.

Domanda 2: Da quanto tempo hai male alla spalla?

E’ importantissimo sapere da quanto tempo il vostro atleta percepisce dolore alla spalla, senza dubbio vi può far capire se c’è stato un particolare momento della stagione dove avete intensificato il numero di allenamenti o avete svolto esercizi particolari che abbiano sovraccaricato la struttura fisica.
Dopo queste “classiche domande” che servono a determinare l’entità del dolore e la durata è opportuno sapere e nel caso riferire al fisioterapista che lo prenderà in esame se l’atleta si ricordi un gesto, un singolo momento, da cui è scaturito il dolore, o se invece è stato un aumentare progressivo con il passare del tempo fino a doversi fermare durante gli allenamenti.

Potrebbe essere stato un singolo attacco a generare un infortunio, potrebbe essere stata una difesa ad avere inciso in modo negativo ad una condizione fisica già al limite, per questo è opportuno chiedere:

Domanda 3: Ti ricordi un particolare momento da quando hai cominciato ad avere male?

In questo caso se dovesse ricordarsi l’attacco o la difesa da quando ha percepito il dolore (che poi non è più passato) possiamo identificare come infortunio traumatico, cioè a causa di un singolo movimento è stato accentuato il dolore, mentre nel caso vi risponda dicendo che è passato da lieve ad intenso può essere senza dubbio definito un dolore da sovraccarico, molto spesso dovuto ad un alto numero di ripetizioni o movimenti non eseguiti correttamente.

Se fino a questo punto il vostro atleta può “mentire”, avete ancora la possibilità di metterlo alla prova osservandolo (senza farvi notare) come si comporta durante le esercitazioni o durante la fase gioco.

Ci sono atleti che vi diranno che il dolore è maggiore durante la prima fase dell’allenamento e appena usciti dalla doccia. Non è un caso, anzi, le infiammazioni dovute al sovraccarico soprattutto nei primi momenti che si manifestano tendono a far diminuire l’intensità del dolore alla spalla una volta svolta una buona fase di riscaldamento.

Quindi osservare diventa fondamentale, dove colpisce la palla in attacco, quanto si tocca la spalla durante l’allenamento e se fa gesti ripetuti per tenerla in movimento.

Non è una vera e propria domanda ma:


Osservare il vostro Atleta è fondamentale.

Da qui in poi avete tutti i dati oggettivi per aiutare il vostro fisioterapista di fiducia a fare una corretta diagnosi iniziale di quello che è lo stato della spalla del vostro atleta.

Non trasformatevi in fisioterapisti, non fate test, non date prognosi affrettate senza conoscere nel dettaglio l’infortunio e la sua gravità. Sarà il fisioterapista che vi aiuterà a definire quelli che dovranno essere i prossimi passi per un recupero funzionale dell’arto.

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