Ci sono regole non scritte che l’allenatore di pallavolo del settore giovanile deve avere ben chiaro nella sua testa, deve saperle programmare e applicare sul campo con la sua Squadra.
Come organizzare la seduta fisica? 
Quali esercizi proporre agli atleti? 
Quali sono gli spazi che ho a disposizione?
 
Sono solo alcune delle domande che ogni allenatore di pallavolo si deve porre prima di organizzare un allenamento fisico per la propria squadra.
 
Il tempo, gli spazi, l’attrezzatura, che molto spesso mancano, non sono gli alleati migliori nel programmare un allenamento fisico in un settore giovanile; per questo motivo ogni tecnico deve avere ben chiare le 5 regole base per strutturare al meglio la seduta di allenamento che andrà a proporre alla propria squadra.

Una delle cose più complicate nel percorso di formazione dei giovani atleti è porre degli obiettivi di crescita fisici e tecnici specifici, in linea con le caratteristiche di ognuno di essi.

Pensate a come sono composte la maggior parte delle squadre giovanili (l’attacante basso, il palleggiatore in sovrappeso, il centrale che a soli 14 anni ha già male alla spalla, ecc.); ecco che allora diventa fondamentale che gli addetti ai lavori abbiano un’idea ben precisa su come lavorare, su cosa e su come proporre le esercitazione fisiche agli atleti.

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Ogni ruolo della pallavolo deve essere allenato in base al proprio modello prestativo basato su elementi fisici e tecnici

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LIBERO

Allenamento per la Velocità, Tempi di Reazione con palla e con ausili didattici. Prevenzione e Potenziamento della zona core per il ruolo del libero

PALLEGGIO

Visione Periferica, Rapidità negli spostamenti , Equilibrio dinamico e forza per gli arti superiori sono fondamentali per il palleggiatore moderno

SCHIACCIATORE

Prevenzione per l’articolazione della spalla, potenziamento del salto e tecnico di ricezione , rendono gli schiacciatori degli atleti a 360°

CENTRALE

Dal primo passo di partenza per il muro, all’importanza degli appoggio nella fase di rincorsa e stacco per l’attacco sono il valore aggiunto al centrale

Queste 5 regole base sono un ausilio per la programmazione degli allenamenti di ogni tecnico: è bene strutturare il lavoro su questi fondamenti; solo cosi si otterranno risultati.
 
Ecco le 5 regole base per affrontare al meglio una seduta di lavoro fisico:
 
  1. Organizzare e strutturare il lavoro fisico.
Arrivare preparati all’allenamento è uno degli aspetti fondamentali che il tecnico deve saper adempiere nel migliore dei modi per strutturare al meglio la seduta fisica da proporre agli atleti.
Saper organizzare vuol dire:
-Programmare la crescita fisica in modo correlato con la crescita tecnica individuale di ogni atleta.
-Programmare tempistiche di lavoro, obiettivo settimanale e giornaliero del lavoro fisico per la squadra e per il singolo giocatore.
-Strutturare con ciclicità il “cambio scheda” per chi ha la possibilità di lavorare in sala pesi.
 
  1. Ottimizzare tempi e spazi.
Spesso molti allenatori non hanno la possibilità di poter utilizzare sale pesi attrezzate, è quindi fondamentale saper organizzare la seduta fisica in palestra, considerando che magari dovrà essere condivisa con un’altra squadra della stessa società per un parte dell’allenamento.
In questo caso è utile saper ottimizzare gli spazi: ad esempio mentre una squadra si allena l’altra in disparte può eseguire lavoro fisico di prevenzione o di potenziamento.
Altra problematica è la mancanza di attrezzature per eseguire il lavoro: il tecnico dovrà programmare la seduta con un semplice circuito di lavoro a stazioni, in modo tale che tutti gli atleti possano lavorare con tutta l’attrezzatura. 
 
Es. La società ha la possibilità di avere solo 2 skimmy, 2 elastici, 2palline con rimbalzo irregolare e 2 Swiss ball;  il lavoro potrà essere organizzato nel seguente modo: 

– Lavoro a stazioni eseguito a coppie, tempo di lavoro 25”, tempo di recupero 15”.

Stazione 1: affondi su skimmy alternati;
Stazione 2: lavoro prevenzione spalla con elastici;
Stazione 3: lavoro reattività con palline rimbalzo irregolare;
Stazione 4: Squat a muro con Swiss ball dietro la schiena (Squat didattico);
Stazione 5: Lavoro aerobico specifico per ruoli;
Stazione 6: Lavoro potenziamento core (Plank, plank in appoggio mono-articolare, crunch normali ecc.)
 
In questo modo, anche non avendo la possibilità di avere parecchia attrezzatura, si riesce a fare lavorare 12 atleti contemporaneamente riuscendo a controllare ognuno di loro in ogni momento dell’esercitazione.
 
 
3.   Mantenere flessibili le proposte di lavoro.
Se è fondamentale arrivare ben preparati e organizzati ad ogni seduta fisica, è altrettanto importante che ogni tecnico sia flessibile nelle proposte di lavoro a cui sottopone i suoi atleti. Molte volte alcuni imprevisti come: il numero di atleti dimezzato causa malanno o compiti, la palestra non in condizioni ottimali per svolgere il lavoro programmato ecc. costrinono a variare il lavoro in corso d’opera. Il tecnico dovrà essere pronto e preparato a riadattare l’allenamento alla situazione creatasi.
Prendendo come esempio il circuito a stazioni esaminato precedentemente, il tecnico potrá riadattarlo nel seguente modo:
-Riducendo le stazioni del circuito in proporzione alle assenze di atleti che ha in palestra;
-Cambiando le stazione di lavoro in base alle problematiche che l’atleta può avere;
-Riducendo o aumentando le tempistiche delle stazioni del circuito.
 
Lavoro a stazione eseguito a coppie, tempo di lavoro 25”, tempo di recupero 15”.

Circuito studiato per 12 atleti, ma con possibilità di variarlo per 10-8-6 atleti, in base alle necessità.

Stazione 1: affondi su skimmy alternati;
Stazione 2: lavoro prevenzione spalla con elastici;
Stazione 3: lavoro reattività con palline rimbalzo irregolare;
Stazione 4: Squat a muro con Swiss ball dietro la schiena (Squat didattico);
Stazione 5: Lavoro aerobico specifico per ruoli;
Stazione 6: Lavoro potenziamento core (Plank, plank in appoggio mono-articolare, crunch normali ecc.)
 
 
4.   Scegliere con accuratezza le metodologie da utilizzare per la crescita fisica dell’atleta.
L’apprendimento e la costruzione fisica dell’atleta sono aspetti molto delicati. É fondamentale che il tecnico sappia con precisione l’obiettivo a cui vuole mirare nella crescita di ogni singolo giocatore, ma sopratutto che individui la metodologia di apprendimento più consona per far si che il percorso di crescita strutturato sia efficace.

Per prima cosa è necessario saper analizzare le capacità e la velocità di apprendimento, non solo della squadra, ma del singolo atleta: é possibile che ogni giocatore debbe seguire una differente progressione didattica nella costruzione dell’esercizio o nell’aumento del carico di lavoro.

Saper definire le capacità di Apprendimento del singolo non è una cosa semplice, o meglio, non esistono dei parametri che permettano di poter individuare fin da subito le differenti peculiarità. Inoltre non è scontato che queste rimangano invariate all’interno dell’intero lasso di tempo che delinea una stagione sportiva.
È invece più semplice individuare fin da subito i ragazzi con attitudini maggiori al gioco e al movimento; spesso all’interno della stessa squadra è possibile suddividerli in due o tre sottogruppi. Così facendo sarà possibile organizzare diverse progressioni didattiche, per quanto riguarda l’allenamento fisico, che permettano a tutti gli atleti di trovarsi in una situazione di “allenabilità massima”. 
 
5.   Saper fare e saper far fare.
Semplice e banale come concetto, ma di fatto difficile da mettere in pratica.
Ogni tecnico (allenatore o preparatore) deve essere in grado di “saper fare” l’ esercizio che verrà proposto alla squadra o al singolo giocatore per 2 motivi:
-saper eseguire un’esercizio vuol dire poterne dimostrare l’esecuzione corretta;
-solo provando l’esecuzione dell’esercitazione il tecnico proverá  su di sé gli effettivi risultati che l’esercizio dovrebbe produrre sugli atleti.
Es.
Saper eseguire un esercizio specifico come lo SQUAT è importante ai fini di insegnare un movimento corretto all’atleta e quindi prevenire un infortunio e portare crescita e miglioramento all’atleta stesso.
“Saper far fare” implica che il tecnico sappia cosa proporre, ma sopratutto COME proporre l’esercizio ai propri atleti, in modo che tutti lo comprendano e lo svolgano con il massimo della motivazione.
Es.
Saper individuare le progressioni didattiche migliori, in base alle capacitá e alle motivazioni del gruppo con cui si sta lavorando, per far comprendere e apprendere al meglio l’esecuzione di un movimento (SQUAT, affondo, piegata, ecc.).